Siamo cittadini inconsapevoli: nei diritti quanto nei doveri. Il dibattito acceso su famiglia, unioni civili e quant’altro (ricordate la ferocia anche ideologica degli anni in cui si “ragionava” sui cosiddetti Pacs di derivazione francese?), più che scaldarmi, sovente mi sconforta. Eppure, le relazioni interpersonali – in particolar modo quelle affettive -, sono una questione estremamente seria, su cui non si può scherzare. C’è tutto un mondo, dalla famiglia alla scuola, che ne ha perso completamente la portata civica. Non so se sia responsabilità della società liquida, ma di sicuro, in questo caso, il “quoziente familiare” diventa precisamente “quoziente civico“. Di cui siamo in pesante deficit.

Perché, allora, non inventarsi dei corsi “laici” di preparazione al matrimonio? Viviamo in regime concordatario e sovente – anche se non sempre, bisogna essere sinceri, con casi diversi a seconda delle diocesi – quanto propone Santa Romana Chiesa ai fidanzati è un obbrobrio fuori dalla realtà. Si dovrebbe avere il coraggio di suggerire garbatamente a chi intende sposarsi in chiesa con i fiori e con le lacrime soltanto per far piacere alla mamma anziana o alla nonna Peppina che i sacramenti non si erogano come dal benzinaio. Almeno per rispetto.

E dunque: il nostro Codice civile dice cose semplici, ma precise sulla vita a due e sul rapporto educativo con i figli (artt. 143 e ss.). C’è tutto quello che serve. Sarebbe una bella iniziativa da parte delle amministrazioni pubbliche, da parte di organizzazioni laiche o, perché no?, di scuole e università. Qualche ora formativa proprio non guasterebbe. E si potrebbe anche spiegare – a titolo di buona informazione – come la vedono sul punto le diverse religioni che oggi convivono in Italia. Un’utopia?

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