L’episodio di bullismo è accaduto nel Cuneese, “provincia granda” del Piemonte, qualche giorno fa. O meglio in gita scolastica a Roma: scherzo notturno a compagno sedicenne, denudato, rasato e “addobbato” con caramelle varie dal branco spontaneo. Naturalmente spuntano i filmati e finiscono sulla rete. La gente mormora, la questione finisce in presidenza. Risultato: 14 sospesi. Genitori in rivolta per la punizione eccessiva («era uno scherzo»), preside che ribadisce la gravità dei fatti.

Scatta, inevitabile, il dibattito che si amplifica sul territorio, tra social e discussioni al bar, in piazza, al mercato: giusta la severità? Questa mattina Bruno Gambarotta propone una bella riflessione su “La Stampa” sui tempi che cambiano e i grandi libri sull’infanzia che andrebbero riscritti (peccato che al momento sia solo sul cartaceo e non linkabile): Pinocchio che conta sulla Fata Turchina perché accusi i Carabinieri di abuso di potere, la madre del deamicisiano Franti che denuncia il maestro, ottenendo un risarcimento dal Tar e pure la promozione del figlio.«I nostri ragazzi – annota Gambarotta – stentano a crederci quando raccontiamo loro che è esistito un tempo in cui, se ci comportavamo male, la punizione più temuta non veniva dagli insegnanti, ma dai genitori».

Verissimo. Bisogna cambiare rotta. Certo, il dialogo. Ma l’affetto e il rapporto educativo quelli no, non si comprano con smartphone ultimo modello, superpaghette e “cose” materiali. Ma con la presenza. Chi saranno, sennò, gli adulti di domani? Qualche anno fa una psicoterapeuta inglese, Asha Phillips, aveva scritto un bel libro che non dovrebbe mancare nelle librerie di noi genitori (Feltrinelli lo ha ripubblicato ancora nel 2013, si trova facilmente, anche sul Web): «I no che aiutano a crescere».

 

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