Il territorio trentino è avanti nelle politiche per la famiglia. La Provincia autonoma, in particolare, da tempo promuove il percorso di certificazione aziendale Family audit: si tratta di uno standard per favorire l’adozione di modelli che all’interno delle aziende favoriscano una conciliazione tra famiglia e lavoro. Welfare intelligente, in buona sostanza, che adesso si apre anche ad altre realtà italiane che intendano seguire questa strada. A inizio aprile è stato approvato il secondo Bando nazionale a favore di 50 organizzazioni pubbliche o private che intendano attivare il Family Audit.

Dicono a Trento che i risultat in termini di miglioramento del clima aziendale, riduzione dei costi del personale (minor assenteismo, diminuzione delle richieste di permessi e di giornate di malattia) nonché una maggiore fidelizzazione dei dipendenti «sono tangibili nelle 121 organizzazioni che hanno già ottenuto la certificazione o sono in corso di acquisizione del marchio e ora si offre l’occasione ad altre 50 aziende italiane di acquisire la certificazione».  Il marchio viene rilasciato dall’Agenzia per la famiglia, natalità e politiche giovanili della Provincia autonoma di Trento, in accordo con il Dipartimento per le politiche della famiglia della presidenza del Consiglio dei Ministri.

Un pozzo di idee, suggerimenti e opportunità. Se ne discute domani a Trento in un convegno.

Una curiosità. L’altro giorno è stato comunicato che la Giunta provinciale ha approvato il disciplinare per l’assegnazione del marchio “Family in Trentino” alla categoria dei Bed & Breakfast. Un servizio per le famiglie che amplifica l’offerta turistica per residenti e ospiti. Richiederà il rispetto di requisiti obbligatori per rispondere alle necessità delle famiglie: dalla presenza di fasciatoi, scalda biberon, stoviglie e bicchieri infrangibili, dal menu bimbo all’area giochi e all’offerta di attività di svago e didattiche, dalla presenza di camere familiari o contigue agli orari flessibili e al rispetto del silenzio. Una buona pratica da imitare, specie in quelle regioni italiane (e ne ho ben chiare in mente alcune, sia montane sia marittime) dove dovrebbe esserci una cultura turistica sviluppata (come all’estero) e invece si punta solo alla rozza spremitura delle creature che hanno una seconda casa o che si presentano con le offerte “last minute”. Specie se sono famiglie.

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