Ha ragione Pier Luigi Battista, che oggi, sul Corriere della sera, parla della lezione irlandese a proposito dell’approvazione per via referendaria delle nozze gay. Da noi c’è un deficit di democrazia.

Ieri, in molte città italiane, hanno manifestato a favore della “famiglia tradizionale” le Sentinelle in piedi, espressione di un certo cattolicesimo più integralista, che però hanno subìto come al solito attacchi a base di insulti, uova e sputi. Nessun incidente, per fortuna. Non entro nel merito, perché – pur essendo credente e cattolico – non mi ritrovo a prescindere nelle rigidità ideologiche dell’argomentare, da qualunque parte si trovino. Ma il punto, in questo caso, è l’esercizio democratico del pensiero. Le Sentinelle non sfasciano negozi o imbrattano muri nelle nostre città: stanno in piedi, in silenzio, e leggono libri. Se qualcuno, come accade in Italia, dice “sì, esecrabile tirare loro le pietre, però questi sono omofobi”, si legittima chi tira le pietre. Una forma incivile di presunta democrazia. Non si tira niente contro chiunque manifesti pacificamente, anche se non ha le nostre idee (diciamo la verità: se qualcuno attaccasse un “gay pride” qualunque, in quanti si sbraccerebbero scalmanati e indignati, anche sui giornali, per dar loro dei fascisti?).

La questione della famiglia è troppo importante, in una società, e deve avere – assolutamente – un dibattito aperto, anche schietto e duro, appassionato, ma libero sul serio, che alla fine si concluda accettando la volontà della maggioranza. Perché non riusciamo a consegnare ai nostri figli un Paese normale?

4 COMMENTI

  1. Ciao Francesco, personalmente credo che su questi temi l’unica cosa che dovrebbe fare un giornalista serio sarebbe entrare nel merito….il resto è….chiacchiera da salotto.

    • Ciao a te, Marco. Francamente sono un po’ stupito. Non mi sembra che stigmatizzare l’attacco e l’offesa a chi manifesta pacificamente, come voi Sentinelle, rilevando che non è democrazia, sia “chiacchiera da salotto”. Anche perché mi sembra che pochi lo facciano, purtroppo.

  2. Una cosa è manifestare il proprio dissenso nei confronti dei matrimoni gay, altra cosa è manifestare per impedirli. Purtroppo la cultura cattolica è sempre volta all’esclusione di chi la pensa diversamente. Ricordiamoci anche del referendum sul divorzio del 1974. Divorziare non è obbligatorio, ma quello che non va bene per i cattolici non deve andar bene neppure per gli altri.

    • Non credo si possa generalizzare. Il mondo cattolico, come lei ben sa, è molto variegato. E la cultura dell’esclusione, per fortuna, non mi pare appartenga a Papa Bergoglio. Resto dell’idea che chiunque possa (e debba) manifestare liberamente. Le regole della società vengono decise altrove e non in piazza.

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