Possiamo permetterci che qualsiasi discussione sul tema della famiglia diventi apocalittica? Dopo le raccomandazioni del Parlamento europeo dell’altro giorno si è letto di tutto. Vero che i burocrati di Strasburgo e di Bruxelles producono sovente carte inutili e affrontano le questioni in maniera ambigua. Comunque la risoluzione del 9 giugno scorso non è solo sul famiglia. Nome in codice, per chi volesse cercarla: P8_TA-PROV(2015)0218. Titolo: «La strategia dell’Ue per la parità tra donne e uomini dopo il 2015». E si occupa di questioni ben più ampie e condivisibili (discriminazioni contro le donne, parità di genere sul lavoro, povertà femminile). Ventinove pagine.

Al punto 31 auspica, «dal momento che la composizione e la definizione delle famiglie si evolve nel tempo, che le normative in ambito familiare e lavorativo siano rese più complete per quanto concerne le famiglie monoparentali e genitorialità Lgbt». Se la società laica intende regolare le unioni omosessuali lo faccia, se i Parlamenti avranno i numeri per legiferare. E poi si rispetteranno le norme.

Però, quando entrano in campo i minori, la questione si fa più delicata. Intanto, sono imbarazzato quanto indignato per chi sostiene la liceità del cosiddetto “utero in affitto”. Lo trovo aberrante a prescindere e senza moralismi. Vale per marito e moglie che non possono generare. A maggior ragione vale per due persone dello stesso sesso, le quali proprio non possono procreare, per natura. Punto. Ma i figli non sono un diritto. Se qualcuno lo pretende, come diritto, è un capriccio. E chi se li procura, spesso, lo fa perché ha disponibilità economica. La famiglia, invece, questa sì, è un diritto per un bambino. Allora bisogna intendersi sul concetto di fecondità per una coppia, che può anche passare attraverso gli istituti dell’affido e dell’adozione. Può adottare una coppia omosessuale? So che una famiglia, anche se un po’ sgangherata, è sempre meglio di una struttura di accoglienza, per quanto bene organizzata. Non mi piace che i minori – se sono un capriccio – vengano usati come grimaldello per ottenere altro. E non ho idea di che cosa significhi per un bambino crescere in una famiglia dove non vi sia complementarità di genere uomo-donna: d’istinto penso che sia complicato, anche se molte coppie omosessuali (che magari vivono insieme dopo una esperienza etero) devono misurarsi con i figli nati dal precedente matrimonio. Un conto è questa situazione, un conto è adottare.

In ogni caso: siamo alla vigilia di una apocalisse sulla famiglia, con l’umanità sconfitta e scardinata? Io ritengo di no. E penso che più si erigono barricate, più si distrugge. La piazza serve fino a un certo punto. Meglio la convinta pacatezza, come quella che oggi il direttore di Avvenire Marco Tarquinio usa nel rispondere a un lettore («Unioni gay, al pettine un nodo indicato dalla Consulta»): da leggere e da dibattere. Certo, sarà interessante vedere come il Sinodo autunnale sulla famiglia voluto da Papa Francesco affronterà la questione, intricata e complessa, con le tante anime di un mondo cattolico che ancora adesso – per le posizioni che si esprimono nei corridoi e non ufficialmente – fa pensare a quello «scisma sommerso» di Santa Romana Chiesa ben argomentato dal filosofo Pietro Prini.  

 

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