Ero chiuso per lutto. Come se mi fossi autosospeso, o perso, sul tema, per settimane. Non pensavo, al di là  dell’apparente serenità, che la morte mi toccasse così, al punto da bloccarmi sul “quoziente familiare”. Il rapporto con la madre è sempre delicato. Quando si recide un legame, brucia. Pensi. Prima, in realtà, pensi di avere tempo. Dopo, scopri di non avere detto molte cose. E ti spiace. Stagioni della vita,certo: ma non si è mai pronti, senti il vuoto.

Recuperi, ritrovi equilibrio. Ma c’è stato rumore sulla famiglia. E alle volte preferisci il silenzio, anche se non è sempre la scelta migliore. Ecco le sofferenze toccate dal Sinodo, i verminai aperti da qualche creatura che vive oltre Tevere, le battaglie ideologiche, insopportabili, stucchevoli, con i soliti steccati, i capricci che si vogliono trasformare in diritti perché capricci generati da adulti non cresciuti (la pretesa di avere un figlio, per esempio, è una follia, perché offusca il diritto di un bambino a crescere in una famiglia).

Poi, però, arriva Bergoglio, che – come sempre – accende una luce: «I veri difensori della dottrina non sono quelli che difendono la lettera, ma lo spirito». Non rinuncia ai contenuti, ma indica uno stile. Poi, ancora, quella compostezza laica e civile dei genitori di Valeria Solesin, uccisa al Bataclan di Parigi nella mattanza del 13 novembre: una testimonianza delicata e alta di fronte al dolore. Mi hanno colpito profondamente.

Nel romanzo L’idiota di Dostoevskij l’ateo Ippolit chiede al principe Myskin: «Quale bellezza salverà il mondo?». Il principe non risponde. Sembra – annotava il cardinale Carlo Maria Martini – «che il silenzio di Myskin, accanto con infinita compassione d’amore al giovane che sta morendo di tisi a 18 anni, voglia dire che la bellezza che salva il mondo è l’amore che condivide il dolore».

È una chiave affascinante del quoziente familiare. Se in casa ci si educa con intelligenza ai sentimenti – ne scrive bene Remo Bodei sul Domenicale di oggi a proposito del saggio di Stefano Rodotà “Diritto d’amore” (Laterza) – miglioreranno reciprocità, dialogo, solidarietà. Bruno Forte, teologo e arcivescovo, ragionando sul Giubileo, ritorna sul punto: «Sarà la misericordia a salvare il mondo». Vale per tutti. Per questo bisogna ripartire dalla bellezza della #famiglia: il miglior  antidoto ai rigurgiti d’odio, il miglior augurio per il Natale in arrivo.

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