Ernesto Olivero, fondatore del Sermig di Torino, è uno dei cinquanta e più personaggi che, nel mio libro «Francesco e noi» (Piemme), ragiona su Papa Bergoglio. Di lui scrive: «I giovani lo ascoltano perché è capace di alzare lo sguardo e di lasciar parlare il cuore andando oltre il già preparato. Da anni vivo in mezzo ai giovani; con la mia fraternità abbiamo scelto di metterli al centro del nostro impegno, sono loro i protagonisti dell’avventura che Dio ci ha affidato. Più vivo con e in mezzo a loro e più mi convinco che hanno bisogno di testimoni, di figure di riferimento che sappiano dire con la loro vita ciò per cui vale la pena vivere e spendersi».

Conosco Ernesto da tanti anni. Al Sermig ho incontrato e continuo a incontrare persone splendide che si dedicano agli altri in silenzio, senza farlo sapere, epigoni della Torino dei santi sociali. Ho parlato con donne e uomini che, grazie a questa testimonianza, hanno potuto trasformarsi in esempi di redenzione manzoniana, come l’ex bandito Pietro Cavallero. Perché, come è scritto all’ingresso dell’Arsenale, «la bontà è disarmante». Un po’ come Papa Francesco.

Adesso Ernesto e i suoi sono impegnati nell’organizzazione del quinto Appuntamento mondiale Giovani della Pace. Sotto trovate il video con il suo invito. Annotate in agenda il 13 maggio prossimo a Padova. Ne varrà la pena, è una questione di cuore.

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