Il priore della Comunità ecumenica di Taizé, in Francia, frère Alois, ha rilasciato oggi una intervista pubblicata dal sito Vatican Insider. «L’Europa riscopra la dimensione dell’amicizia», dice il religioso a Cristina Uguccioni parlando del fine settimana tra giovani cristiani e musulmani (dai 18 ai 35 anni) che verrà ospitato dal 5 all’8 maggio prossimi dai fratelli che seguono l’esempio del fondatore, Roger Schutz. «Non pochi ragazzi musulmani, da diversi anni – spiega il priore – , vengono a Taizé insieme ad amici cristiani o con le scolaresche. Inoltre ospitiamo un gruppo di rifugiati: non solo due famiglie cristiane dell’Iraq, ma anche una di fede islamica proveniente dalla Siria e una ventina di giovani anch’essi musulmani giunti dal Sudan, dall’Eritrea e dall’Afghanistan. Ci siamo resi conto che era tempo di organizzare un incontro specifico, strutturato, che li coinvolgesse. È la prima iniziativa di questo genere che progettiamo».

Papa Francesco e l’Imam Al-Azhar

L’iniziativa è molto interessante e viene in evidenza giorni dopo la visita storica di Papa Bergoglio in Egitto, su cui si sono spesi fiumi di parole, ma dove – come sempre – contano più i gesti. Ho avuto la fortuna di poter contare anche su un contributo di frère Alois per il volume «Francesco e noi». Ha preso il testimone da frère Roger, assassinato da uno squilibrato nell’agosto 2005. Il suo intervento su Bergoglio è intitolato «La misericordia non è una debolezza». È urgente – argomenta frère Alois – «impegnarci in nuove solidarietà mentre, su tutta la terra, nuovi disagi – migratori, ecologici, sociali – interpellano credenti delle diverse religioni e non credenti e che la violenza armata fa terribili devastazioni in nome d’ideologie inumane».

L’incontro è possibile? È possibile. Se diventa amicizia, se è rispettoso, se non impone di negare storia o identità, ma viene declinato nel presente per gettare semi di futuro.

«Vorrei esprimere ancora la mia riconoscenza per quanto il papa scrive a proposito della famiglia in quella magnifica esortazione che è Amoris laetitia – incalza ancora frère Alois nel suo scritto contenuto in «Francesco e noi» -. Il Papa sottolinea che l’ideale evangelico della famiglia è fondato su un amore coniugale per sempre. Leggendo la Parola di Dio, si vede che la fedeltà nel matrimonio è una delle immense esigenze del Cristo, essa può sorprendere e sconcertare quanto il suo invito ad amare i nemici o a vendere tutto ciò che si ha per seguirlo. Ma la sua esigenza non è un fardello pesante che mette sulle spalle altrui, essa esprime tutta la bellezza e tutta la fecondità di una vita vissuta al suo seguito. E, mentre formula l’esigenza, Cristo manifesta anche un amore profondo per quelli che non pervengono a rispondervi fino in fondo, per i peccatori che siamo tutti. Lì sta la specificità del messaggio evangelico. Il papa testimonia questa specificità e contribuisce attraverso essa a cambiare l’immagine della Chiesa che hanno certi nostri contemporanei. Per secoli, la visione di Dio come giudice severo ha devastato la coscienza di molti ed è diventata un ostacolo alla fede. Anche oggi, a torto o a ragione, la Chiesa è troppo spesso considerata come la guardiana di una norma di perfezione, mettendo davanti una morale irraggiungibile, un ideale inaccessibile che fa paura e quindi si guarda altrove».

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