È approdata oggi sulla cronaca cittadina della Stampa (qui c’è il link al servizio intitolato «L’invettiva del parroco “Satana divide la comunità”»). La vicenda accade a Pecetto, sulla collina torinese e ha come protagonista un sacerdote e una comunità – diciamo stragrande parte della comunità – perplessa per tanti aspetti, dalla gestione economica un po’ disinvolta del sacerdote e altro ancora. Giusto per non calcare la mano.

Non entro nel merito, anche se conosco molti risvolti della vicenda, però sono deluso,  amareggiato e arrabbiato.

Nei sacri palazzi curiali (a partire dall’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia e dai suoi più stretti collaboratori) erano a conoscenza da tempo di una situazione che poteva diventare esplosiva (disinvolta gestione economica dei bilanci, per capirci, tanto che non venivano più date offerte o quasi per mancanza di fiducia; e non è neppure stato messo in piazza tutto, direi per senso di responsabilità; ma in Arcivescovado conoscono perfettamente quasi ogni dettaglio). Non hanno fatto nulla. Nulla. Omissione colposa o dolosa? Non lo so, francamente. Sopire, magari negare, dire che è tutto sotto controllo, esagerazioni, beghe di paese. Vecchia e astuta scuola di democristiana memoria? O ingenuità figlia di mediocrità? Adesso che il bubbone è scoppiato – e che naturalmente mette sotto i riflettori uno dei peggiori lati di Santa Romana Chiesa – diranno (sono pronto a scommetterci) che è colpa dei media, dei social, dei giornalisti vampiri. Ma è modo?

Papa Bergoglio è sicuramente una figura che polarizza: o piace o non piace. Ma io mi auguro con tutto il cuore che possa scardinare  questo sistema.

Qui non si tratta di mettere in croce un prete o di parteggiare per una comunità. Ma di vivere un modo diverso di governare la Chiesa: con intelligenza, realismo e senso di responsabilità. Il diavolo sta lì, nell’impedire questo: non nel perseguitare l’angelico parroco di Pecetto.

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