Amo la Francia. Se non potessi più stare in Italia, andrei lì, ecco. Non a Parigi o in una grande città, ma in campagna o in qualche zona per me speciale, come il lago di Annecy. Il massimo per me? Viaggiare per le strade dell’Esagono ascoltando Radio Nostalgie insieme a mia moglie. Roba da vecchietto sentimentale? Può darsi. Ma anche no.

Amo di conseguenza le canzoni francesi.

Recentemente ho scoperto l’anima di Zaz. Mademoiselle Isabelle Geffroy (nome d’arte Zaz, appunto) è nata a Tours nel 1980, ma è musicista ben preparata. Zaz era il suo soprannome da bambina, ma dice oggi – è anche un simbolo: «Rappresenta l’inizio e la fine di ogni cosa, come la a e la z, che sono l’inizio e la fine dell’alfabeto. Tutto ha un inizio e tutto e ha una fine. Mi piaceva questa idea, la si può ritrovare anche nei miei testi. Scrivo della mia vita, delle mie esperienze, non mi voglio porre come guida per nessuno».

La sua Si («Se») è del 2015 e mi ha emozionato. È piena di speranza e di voglia di cambiare, io la avverto così. Chiude dicendo: «Un mondo forte, una terra anima sorella, noi costruiremo su queste ceneri, poco a poco, briciola a briciola, goccia a goccia e cuore a cuore…». Inizia domandosi “se”: «Se io fossi amica del buon Dio, se io conoscessi le preghiere, se io avessi il sangue blu…». Insomma: «Se…». […] «Io guarirei le pene, inventerei dei paradisi per gli sfortunati, per chi ha meno di niente…». Ma? «Ma non ho che un cuore cencioso e due mani tese come corti rami, […] ma se le nostre mani nude si riunissero, se i nostri milioni di cuori si mettessero insieme, quali inverni potrebbero resistervi?».

[…] «Un monde fort, une terre âme sœur,
Nous bâtirons dans ces cendres
Peu à peu, miette à miette,
goutte à goutte et cœur à cœur».

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