di Pietro Jarre

Stiamo perdendo la memoria, anche se siamo nell’epoca 4.0. Sapete perché? Pensiamo alla brutta vicenda Cambridge Analytica, ovvero al mercimonio dei dati personali (lo scandalo Facebook, per intenderci). Ebbene, è l’ennesima conferma, purtroppo, che dobbiamo smetterla di lamentarci e accusarci l’uno con l’altro di un uso irresponsabile del digitale. Penso che sia ora di ribellarsi a un degrado di valori non più tollerabile. Si può fare qualcosa? Io ci sto provando. Con alcuni professionisti esperti in campi diversi, nel luglio 2017, ho fondato la Associazione Sloweb. La ”colpa” è di eMemory, una piattaforma web che abbiamo costruito e pensato per fare con calma cose utili, soprattutto per non perdere (meglio: per non disperdere) la memoria. A me non andava bene metterla in piedi secondo i criteri criteri imposti dai social media dominanti. Ed ecco il perché di Sloweb: per dare contenuto a una filosofia, cioè a un modo di essere cittadini del villaggio globale usando in maniera ecologica i dati.

Sloweb come movimento di opinione

Sloweb è una associazione no profit. Vorremmo diventare un movimento di opinione internazionale. Siamo dei pazzi sognatori? Per iniziare abbiamo definito una missione: «promuovere l’uso responsabile degli strumenti informatici, del web e delle applicazioni Internet attraverso attività di informazione, educazione e lotta agli usi impropri da parte di organizzazioni di ogni natura». Sloweb, infatti, intende puntare alla radice della questione, incoraggiando le persone a ridurre, proteggere, selezionare e cancellare, all’occorrenza, i propri dati personali. Diciamolo chiaro: non bisognerebbe moltiplicare, sprecare ed “espropriare” l’individuo dei suoi dati. Da tempo si parla di ecologia dell’informazione. A me, a noi, piace oggi proporre il concetto di gestione ecologica dei dati digitali.

In sostanza, l’obiettivo è quello di pulire l’informazione da tutto ciò che viene generato su-misura in base ai dati che noi “buttiamo” su Internet; molto ha la parvenza di notizia, ma, al contrario, ha il solo scopo di promuovere un servizio o un prodotto o, più in generale, di omologarci in una tendenza. La pulizia dei dati – gestiti e custoditi in maniera consapevole – può favorire la cosiddetta piramide della conoscenza. Se siamo più attrezzati, come utenti web, potremo scalare meglio i vari livelli. Dati, informazioni elaborate, informazione e, in vetta, saggezza e conoscenza matura. Pronti a scelte più consapevoli che, con una gestione ecologica, saranno ispirate da una informazione che non ha un fine manipolatorio.

Obesi dalle tossine digitali

Osservando il web oggi viene da pensare che questa piramide sia in realtà un cubo e che la punta, che emerge dal mare di Internet, non sia la cuspide, ma soltanto uno degli otto spigoli. Nella pratica, ciò che manca oggi è proprio una elaborazione dei dati, assolutamente impensabile vista la massa grassa crescente di dati di scarso valore. Mancando dati elaborabili, si annulla l’informazione e, quindi, si cancella del tutto la conoscenza. Ecco il perché di tanti post inutili, magari rabbiosi, scritti o condivisi senza leggere-pensare-capire (questa è l’elaborazione). Da qui anche l’esponenziale nascita sui social di movimenti, basati su ignoranza e voglia di emergere a tutti i costi, premiata a suon di like altrettanto ignoranti e commenti addirittura violenti.

Ecco: l’uso irresponsabile della tecnologia digitale ci sta portando verso l’uso consumistico dei dati digitali: ordina, compra, assaggia, sfiora, getta, butta, guarda, riguarda, guarda ancora. Un uso consumistico, accompagnato da almeno tre distinti fenomeni:

  1. La coercizione sociale all’uso di strumenti digitali. In pratica, è disdicevole non avere il cellulare con sé, è inconcepibile non possedere uno smartphone, è vergognoso non saper smanettare su internet.
  2. La condivisione obbligatoria e compulsiva. Nel momento in cui veniamo a contatto con un dato – buono o cattivo che sia – non lo analizziamo, no lo conosciamo, non lo selezioniamo. Pensiamo subito con chi lo potremmo condividere.
  3. Così facendo rubiamo il tempo degli altri. Tutti insieme ci troviamo con l’occupazione del tempo da parte del digitale. Ogni tempo interstiziale è occupato dall’uso di strumenti digitali.

Tre gravi rischi

Che conseguenze hanno questi comportamenti? Io ne vedo almeno tre, e anche gravi:

  • la delega agli strumenti digitali della nostra memoria: è inutile che mi ricordi i numeri di telefono, sono nella memoria magnetica del mobile; delego, non esercito la mia memoria;
  • la perdita di intimità e di privacy; a livello sociale tutto ciò rende sedizione e ribellione impossibili, ci avete mai pensato?
  • la scomparsa del “tempo del racconto”, quello che ci insegna a gestire il rischio nella nostra vita; il nostro tempo è nel pugno di acciaio di un nuovo padrone che lo ha occupato quasi del tutto.

Con l’uso consumistico dei dati digitali siamo spinti a fare in fretta molte volte delle cose stupide, onde indurci a comprare, consumare, accettare. Dobbiamo invece riappropriarci del diritto a una mente lenta e riflessiva che usa una tecnologia veloce. L’uomo di domani deve riconquistare il proprio tempo. Il problema non è la tecnologia, ma l’uso che ne siamo indotti a fare dai modelli di business della industria dominante.

Insomma, è urgente una risposta. Ma quale? A me pare che vada cercata nello stimolo a una discussione, nella creazione di uno spazio di riflessione e di un movimento di opinione e di azione. Si tratta di usare in modo responsabile il web, le tecnologie digitali, i dati stessi, promuovere l’uso ecologico dei dati digitali.

La proposta, semplice, si rifà a quanto abbiamo imparato da tempo sull’uso e il ciclo di vita dei materiali, l’ecologia in generale.

La pratica di uso ecologico dei dati porta alla riduzione della “massa grassa” di dati sterili, all’emergere dei dati fertili, a un miglior uso del nostro tempo e dello spazio digitale.  Risponde a diverse conseguenze dell’uso consumistico dei dati digitali prima ricordate. Ecco: può essere una prima risposta concreta.

Uso ecologico dei dati digitaliLa sequenza comporta la continua risalita da “dato” verso “conoscenza e saggezza”: l’uso ecologico dei dati digitali e la piramide della conoscenza sono strettamente connesse. L’uso ecologico serve ad andare verso la saggezza; quello consumistico, ad annegare. Che cosa ne pensate?

Per conoscere la piattaforma eMemory potete cliccare qui. Per sapere di più, invece, sulla associazione Sloweb, cliccate qui.

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