Scrivo da Londra una riflessione da genitore italiano. Sono venuto nella City con mia moglie per trovare nostra figlia. Da agosto ha un contratto a tempo indeterminato con il Westminster Hospital. È ostetrica, ha 25 anni. Si trova bene, ma è arrabbiata con il nostro Paese: «Perché debbo stare qui per essere trattata come una persona normale nella mia professione?». Darle torto? No, ha ragione da vendere. Ne abbiamo parlato a lungo in questi mesi: qui funziona il merito, si è più civili e meno egoisti con le nuove generazioni; si sono imbarcati da scellerati nella Brexit, ma il sindaco musulmano Sadiq Khan è una persona molto interessante e aperta. La vita è cara, ma le retribuzioni sono abbastanza allineate.

Genitore italiano lungo il Tamigi

C’è Halloween, per strada incontriamo bambine vestite da streghette. A me vien da pensare alle zucche vuote che ci sono in Italia e nella mia città, a Torino. Che ritengono inutile sprecare soldi nelle opere infrastrutturali perché andiamo verso l’economia dematerializzata e le merci non passeranno più sotto i tunnel perché ci sono le stampanti in 3D. O altre scemenze assortite – sovraniste, antieuropee, razziste – che escono dalla bocca di cafoni prepotenti, non certo da cittadini. Beninteso: non che negli anni vi siano stati decisori pubblici con zucche più piene in Italia (un po’, forse, sì). Ma siamo stati tutti degli orrendi egoisti (vedi le pensioni), familisti amorali (dal voto di scambio ai favori agli imbecilli, parenti compresi), borghesi piccoli piccoli (senza visione) incapaci di investire in quello che conta. Lo dico da genitore.

Eppure, a Londra…

Eppure a Londra, cara Eleonora, e me lo insegni tu, gli italiani sono apprezzati per la loro preparazione, per la loro creatività, per la loro tenacia. Ce n’è ovunque, occupati in lavori semplici (nei bar, negli alberghi), ma anche in professioni molto impegnative (economiche, finanziarie, mediche) e con ruoli di responsabilità. Ci sono i marchi italiani dell’eccellenza, in un’agenzia di viaggi si vedono poster di Venezia, Firenze, Roma (nonostante buche e zucche vuote in Campidoglio). Poi c’è anche il folklore, as usual, come il “Cuore matto” di Little Tony sparato a tutto volume da un negozio di Piccadilly Circus a metà pomeriggio. Lo dico da genitore.

Per cui, tu e i tanti altri come te, sentitevi ambasciatori dell’Italia, della migliore Italia. Magari, e me lo auguro, riuscirai a rientrare contenta, attratta da un Paese che merita, che valorizzerà la tua professionalità acquisita, accolta – su questo contaci – dal porto sicuro che è la tua famiglia rumorosa e numerosa e che ti vuole bene. Cerca di non nutrire rancore per il nostro claudicante Belpaese. Lo dico da genitore e non solo.

Ho avuto la fortuna di scrivere con Andrea Illy «Italia Felix», da ottobre in libreria. Lo hai già letto un po’. È un appassionato atto di amore per tornare a sorridere, per ridare il diritto e il dovere della felicità a quanti come te credono nel futuro. Finché possiamo, ci tiriamo su le maniche per renderlo migliore.

 

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