Ho aderito a Sloweb. È una associazione non profit che si propone di promuovere l’uso responsabile del web e di tutti gli strumenti digitali. Sloweb – spiegano i suoi ideatori – è animata da persone con diversa esperienza professionale in modo tale da poter fornire una visione completa sui tanti aspetti (informatici, giuridici, psicologici e altri) che vengono influenzati dall’uso di Internet.

Quando nei primi anni Ottanta iniziai a collaborare per una radio privata torinese non c’era la Rete e non c’erano i telefonini e i pc. Usavo una vecchia e gloriosa Lettera 32. Ho poi lavorato in diverse testate giornalistiche (agenzia stampa, televisione, periodici, quotidiani). Sembrano anni luce di distanza. Sta cambiando tutto. L’editoria sta mutando geneticamente e, purtroppo, reagisce poco. Amo scrivere da sempre. Ho cercato di tenermi aggiornato sulle tecniche online, anche sul marchingegno del seo (search engine optimization) che serve per farsi apprezzare dal grande fratello Google.

Tra Sloweb e Matrix

Ho aderito a Sloweb perché penso che dobbiamo migliorare il nostro modo di essere cittadini digitali. Mi hanno sempre affascinato gli scritti di Huxley, Bradbury, Orwell, McLuhan. In tempi più recenti ho approfondito l’ecologia dei media grazie a uno studioso come Neil Postman. Adesso c’è il tema complesso delle fake news e delle post verità. Soprattutto, direi, è urgente una alfabetizzazione: il web, spesso e volentieri, è una fogna dove – attraverso i social media – vengono messi in piazza i peggiori istinti umani, senza ritegno e con una violenza incredibile. Siamo connessi, ma incapaci di relazione.

Quando capita, rivedo con piacere Matrix, pellicola datata 1999 e firmata dai fratelli Wachowski. Sempre più spesso – sarà l’età o una questione generazionale – mi preoccupa una fantascienza sempre più vicina, allarmante, ringhiosa. Mi occupo anche di deontologia professionale nell’Ordine dei giornalisti: al di là della questione Ordine sì Ordine no (posta malissimo dai capetti fascistelli ora al governo) penso che il tema si debba porre. Chiunque può scrivere la qualunque sul web usando le parole a vanvera? Non dovremmo darci regole di cittadinanza nel villaggio globale? Ecco, ho aderito a Sloweb – fondata a Torino nel luglio 2017 – anche per questo. Perché mi interessa il bene comune, perché non dobbiamo perdere la memoria. Perché penso che si debba essere ecologici sul fronte digitale (sappiamo quanta energia consumiamo con like o post ritwittati alla cavolo ogni giorno? abbiamo idea di quanti “rifiuti” digitali stiamo producendo a partire da foto inutili che occupano spazio e non sappiamo gestire?). E perché da qualche parte dobbiamo iniziare, anche nel nostro piccolo.

Il manifesto di Sloweb

Ecco il manifesto della associazione:

Il logo della associazione no profit SlowebSloweb è un’associazione non profit fondata per promuovere l’uso responsabile degli strumenti informatici, del web e delle applicazioni Internet attraverso attività di informazione, educazione e lotta agli usi impropri da parte di organizzazioni di ogni natura.

Sloweb afferma che il web è uno straordinario mezzo di trasmissione del sapere, dei ricordi e delle informazioni di qualità. Sloweb riconosce le enormi opportunità ed il potenziale delle tecnologie digitali, anche per facilitare l’inclusione delle persone disabili.

Sloweb riconosce che l’uso delle tecnologie informatiche interferisce a fondo con la parte irrazionale, emotiva e inconscia della natura umana. Alle opportunità si affiancano quindi rischi e fenomeni sociali da valutare con attenzione e, in casi specifici, contrastare.

Sloweb si impegna a proteggere i diritti fondamentali anche sul terreno particolare della gestione ecologica dei dati digitali delle persone: ridurre, proteggere, selezionare, possedere, cancellare e gestire la propria eredità digitale.

Quanto sopra è essenziale per rendere il web più sicuro, libero e utile per tutti.

Potete trovare maggiori informazioni su Sloweb cliccando qui.

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