La fabbrica della felicità, adesso, ha un indirizzo
24 Settembre 2026
La fabbrica della felicità, adesso, ha un indirizzo
Si trova in via Italia 46 a Collegno, in una zona industriale alle porte di Torino. Qui il nuovo edificio di Leone 1857 mette insieme tradizione, manifattura, con museo e laboratori aperti al pubblico.
Merito di Luca Barilla e Michela Petronio, marito e moglie imprenditori, che con i figli Sara e Pietro hanno rilevato l’antica società nel 2018.
Hanno affrontato mille difficoltà insieme ai loro “Leones”: dai lockdown inattesi alla congiuntura e alla geopolitica sfavorevoli anche per le mattane di Donald Trump; nonché un impegno di spesa non indifferente per l’investimento, qualcosa intorno ai trenta milioni di euro.
La fabbrica della felicità, adesso, ha un indirizzo

Il progetto è delizioso, curato con gusto e passione, con sobrietà subalpina. Non solo perché – visitando la fabbrica – t’immagini che possa spuntare da qualche anfratto una squadra di Umpa Lumpa. Ricordate? Sono gli straordinari addetti voluti da Willy Wonka nella sua curiosa azienda, descritta ne La fabbrica di cioccolato di Roald Dahi nel 1964 e trasformato in pellicole di successo.
L’indirizzo è anche una visione, quella su cui poco hanno posto l’attenzione i commentatori in questi giorni del Grand Opening. C’è, nella Fabbrica della felicità, una idea d’impresa responsabile civicamente sul territorio, che fa delle buone relazioni un asset fondamentale e strategico, che crede e cura i suoi manufatti perché ha un progetto di progresso e di benessere in mente. E non è un profitto estrattivo, ma generativo.
La fabbrica della felicità, adesso, ha un indirizzo
Questa è la bella notizia: una economia diversa è praticabile. Perché in una Italia dove – sotto sotto – cova sempre un sentiment antindustriale, che le Pastiglie Leone testimonino questo modello è il miglior servizio che si può fare agli studiosi di “imprese coesive” (vedi Fondazione Symbola e Istituto Tagliacarne) ed “economia civile” (con gli studi di Stefano Zamagni e Luigino Bruni). Ce ne sono anche molte altre di imprese del genere, note e meno note, ed è confortante.
Adesso, sotto i riflettori, c’è Leone 1857. Dietro le quinte ha valori, 170 anni di storia, identità, voglia di futuro. Un segnale splendido in questi tempi cupi. Se c’è passione, si può fare. Non ci sono strade impossibili, ecco. Ed è un bel segnale soprattutto nella Torino e nel Piemonte sovente immobili, bloccati nel loop del “giorno della marmotta”. C’è bisogno come il pane di una scossa di speranza.

È il sorriso timido sotto i baffoni di Pietro Barilla, classe 1999, figlio di Luca e Michela, che al mattino presto di presenta in azienda con la tuta bianca d’ordinanza per provare insieme alle maestranze nuovi impasti e miscele per caramelle, pastiglie e cioccolato. Il nonno Pietro ne sarebbe orgoglioso.