Cari preti, perché siete così lugubri e tristi? Me lo domando, perché sono turbato. E stizzito. È morta improvvisamente una cugina prima, mia coetanea, che lascia il marito e due figli ancora giovani. Succede, ma è terribile. I distacchi sono sempre atroci: improvvisi o dopo un lungo calvario, non si è mai pronti, poche storie. Ma ancora più devastante è il rosario cui ho assistito questa sera: freddo, biascicato, anaffettivo, insulso, lontano. A un certo punto ho smesso di rispondere, volevo urlare. Osservavo gli sguardi smarriti dei tanti giovani compagni di classe o di università dei figli, assiepati al fondo di quella chiesa semi-illuminata. Fissavo gli occhi dei molti adulti sgomenti: amici, colleghi di lavoro, conoscenti.

Cari preti, perché siete così lugubri e tristi?

Niente, neanche un sussulto. Quell’uomo con la stola continuava dal microfono la sua fredda, distante, orribile, litania monocorde. Mi precederà nel Regno dei cieli, senza dubbio, quell’uomo. Ma che Dio avranno mai incontrato questi preti nella loro vita? Di chi  mai sono testimonial questi sacerdoti, se oggi trovi più convinzione e cura nel raccontare la bontà di uno yogurt? Dove sono stati formati, come si aggiornano, quale vita terribile affrontano ogni giorno?

No, di fronte alla morte non si può essere così. C’è da non mettere mai più i piedi in chiesa, anzi: meglio chiuderle tutte se è così. Se non è vero che esiste un Dio dell’amore e della vita. Va bene, non bisogna generalizzare. Ma ne inanello spesso una dietro l’altra di situazioni del genere, ormai, in questa fase della mia vita. Amici, genitori di amici, genitori, parenti. Le eccezioni sono davvero rare. Che senso ha porgere le condoglianze alla fine di una liturgia così asfittica, senza neppure una parola una che tocchi i cuori?

Cari preti, essere lugubri è una bestemmia

Che tristezza, sono davvero amareggiato. Ma chi abbiamo di fronte? Quelli che difendono la tradizione di fronte alla umanità che invoca Bergoglio? La vera bestemmia, oggi, è tradire l’umanità, è non dare futuro, è non concretizzare la speranza. Dire che la “cara” estinta è con noi spiritualmente ferisce ancora di più. Fate dei corsi di omiletica, accidenti, imparate a parlare in pubblico, dite qualcosa di autenticamente cristiano.

Quel sacerdote, poi, aveva in mano il rosario, come Salvini in un altro contesto.

Un impatto avvilente, credetemi. Due estremi pessimi. La religione nel senso peggiore, tutt’altro che la fede. Ignoranza, fragilità, mediocrità. Viviamo tempi cupi. Un amico teologo ricorda spesso Dietrich Bonhoeffer: bisognerebbe riportare Dio al centro del villaggio. «Io vorrei parlare di Dio non ai limiti, ma al centro – scriveva nel 1944 -, non nelle debolezze, ma nella forza, non dunque in relazione alla morte e alla colpa, ma nella vita e nel bene dell’uomo».

Ne verremo fuori. Bisogna essere positivi, farci coraggio. Forse bisogna toccare il fondo per tornare a guardare in alto.

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